27April

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Il futuro è una giornata di sole

 

Rasha si gode il sole nel parco della struttura di accoglienza che la ospita, a Roma, e che è diventata una nuova casa per lei e i suoi tre figli: Jafar, Omar e Jenin.

 

La giornata è tiepida, il fine settimana sta per cominciare e lei siede su una panchina con gli occhiali scuri, mentre i bambini si rincorrono sul prato.

Il loro è stato un lungo viaggio.

E’ cominciato nel campo profughi palestinese di Yarmouk, il più grande della Siria. Là dove Rasha è nata, figlia di genitori palestinesi esuli del 1967. Dove i suoi tre fratelli avevano aperto un minimarket, che con il passare del tempo aveva dato da lavorare anche a suo marito.

Prima che iniziasse la guerra, e tutto cambiasse. Prima dei bombardamenti del regime sul campo, delle lotte interne tra fazioni, dell’arrivo di Daesh e Jabat al-Nusra.

Anni di assedi, di combattimenti, di violenza. Di acqua e cibo che non si trovano, di elettricità che non arriva, di negozi saccheggiati, come il suo, e tentativi di restare in vita tra le macerie del campo.

I fratelli di Rasha decidono di partire, fuggono in Libano. Per la sua famiglia, con i bambini così piccoli, non è un’opzione possibile. Restano a Yarmouk, tentano di andare avanti. Fin quando il marito di Rasha un giorno esce per procurarsi del cibo e non torna più.

Lei, esce per cercarlo: è in quel momento che una delle tante bombe esplode proprio davanti alla sua casa. I suoi bellissimi occhi azzurri, di cui oggi resta un ricordo sbiadito sul volto dolce, vengono colpiti dalle schegge.

Omar, che è con lei, inizia ad accusare i primi sintomi di disordine da stress post-traumatico: cinque parole asettiche per dire che da quel momento non sarà più lo stesso. Combatterà contro un nemico che gli altri non vedono: il rumore delle esplosioni nella sua testa.

È il 2013. Ed è in quel momento che Rasha, con i bambini e la sorella, decide di raggiungere i fratelli in Libano. E’ un viaggio difficile, attraverso i boschi, che li porta in un nuovo campo profughi: quello palestinese di Burj el-Shemali, nel sud del paese, vicino Tiro.

Qui va avanti grazie al sostegno di tanti: dell’associazione Ulaia, che l’aiuta nell’affitto di una stanza; dei nostri partner locali di Assomud, che si occupano della scuola per i bambini; e del nostro programma di Sostegni a distanza “Family Happiness”, grazie al quale Mariangela, sostenitrice di Udine, accompagna Jenin nel suo percorso scolastico.

I fratelli di Rasha sono costretti ad indebitarsi per tentare la traversata del Mediterraneo e arrivare in Europa, ricostruirsi una vita in Svezia, ricominciare da capo. Per lei, rimasta sola ad occuparsi dei bambini, senza un lavoro, con Omar che ha bisogno di un sostegno speciale, restare in Libano doppiamente profuga è dura.

E’ allora che Ulaia segnala il suo caso alla Comunità di Sant’Egidio, che insieme a FCEI e alle Chiese Valdesi sta organizzando il primo corridoio umanitario per persone in fuga dalla Siria verso l’Europa.

L’aereo che sorvola il Mediterraneo, quello al quale i suoi fratelli sono riusciti a sopravvivere su un barcone, atterra il 29 febbraio 2016 a Roma. A bordo ci sono 93 famiglie: tra loro anche quella di Rasha.

Quando ripensa alla Siria, quando ne ricorda i profumi, i suoi occhi vengono attraversati da un’ombra di tristezza. Seduta alla sua tavola, tra un piatto e l’altro riannoda i fili della memoria descrivendo ricette, spezie, sapori ormai lontani.

A fare da sottofondo al nostro incontro ci sono i cartoni animati, davanti ai quali i bambini restano incantati: oggi è venerdì, ed è giornata di cioccolata da sgranocchiare sul divano.

Per Jafar, Omar e Jenin oggi il futuro è più vicino: ha il volto di chi li ha aiutati, accolti e accompagnati. Ha il sapore della cioccolata e il colore del prato sul quale possono correre, finalmente al sicuro dalle bombe e dalla miseria.

E ha il sorriso di Rasha, che solleva gli occhiali felice quando racconta che un medico italiano l’ha visitata, e le ha promesso che almeno uno dei suoi occhi azzurri tornerà a vedere, e a brillare.

Jafar ha iniziato la scuola, e ride divertito mentre si sforza di pronunciare le sue prime parole in italiano. Omar, invece, sogna di fare il calciatore da grande. Jenin riposa dopo una giornata a spasso per Roma.

E Rasha pensa che un giorno o l’altro, con questo sole, finalmente porterà i suoi bambini al mare.

 

Attiva anche tu un sostegno a distanza.

 

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