16April

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Hajar, che non parla ma può sorridere

 

Hajar ha 5 anni e viene da Mosul. E’ fuggita con la sua famiglia quando nella sua città è arrivato Daesh, portando nuvole nere e tempesta.

 

In migliaia sono fuggiti insieme a loro: la famiglia di Hajar si è fermata a Sheikhan, nel governatorato di Dohuk. Hajar non può parlare e non sente bene: è la condizione in cui si trova sin dalla nascita.

 

Quando Hajar entra nella stanza in cui la stiamo aspettando, la illumina con un meraviglioso sorriso. Ha lo sguardo pieno di speranza, come se volesse dire al mondo “sono forte abbastanza per superare tutto questo. Non lascerò che la situazione mi abbatta”. La sua energia si riesce a sentire: trasmette un grande senso di gioia.

 

Hajar è nata con problemi cardiaci congeniti, riesce appena a sentire i suoni, e solo con l’aiuto di apparecchi acustici. Non si può dire che riesca a parlare: emette suoni, che sono difficili da comprendere. Non è con le parole, ma con il sorriso gentile che ci racconta la sua storia.

 

Quando la sua infanzia è stata interrotta dagli incubi che le provocano i ricordi della guerra era ancora troppo piccola. E nonostante oggi sia al sicuro, non può ancora vivere una vita normale. Non ci sono possibilità che venga accettata in un asilo, perché non è come gli altri bambini e avrebbe bisogno di un sostegno speciale. Ma nonostante questo, con il suo sorriso sembra dimostrare di essere invincibile. Sembra che niente possa fermarla, e che sia la più forte tra tutti i bambini.

 

Hajar adora disegnare, perché è il solo modo per esprimere ciò che pensa. Ha disegnato il nostro incontro, e lo ha fatto senza usare colori. Come a voler dire che se la vita a volte è grigia non fa niente. Che se qualcosa di brutto è capitato, non vuol dire che tutto lo sarà. Bisogna solo fare il disegno migliore possibile, e non lasciare che i cattivi pensieri trovino spazio nel foglio.

 

Il papà di Hajar, che non la perde di vista un secondo, è malato. Non può fare lavori pesanti, per questo è impiegato in un ufficio. E’ il solo in famiglia a lavorare, e questo rende incerto il futuro. Ma nonostante le difficoltà, non mostra mai dolore o preoccupazione alla sua bambina. Hajar ha bisogno di cure costanti per tenere sotto controllo la sua salute: anche per questo è entrata nel programma di Sostegni a distanza “Farah”, che grazie all’aiuto di una famiglia italiana le assicura di poter prendere sempre le sue medicine.

 

E’ quando ce ne andiamo che Hajar pronuncia le prime parole. “Ciao ciao”, è quello che riesce a dire. Ci auguriamo che siano solo l’inizio. Un nuovo inizio, nel quale potrà usare tutte le matite che vuole per colorare i suoi sogni.

 

 

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